Microalga Klamath
La microalga del lago Klamath (nome scientifico: Aphanizomenon flos aquae) fa parte della grande famiglia delle microalghe verdi azzurre, che sono la prima forma di vita del pianeta, e la base di tutta la catena alimentare. Tutte le popolazioni del passato hanno fatto uso delle verdi-azzurre come fonte di nutrizione superiore. Gli Aztechi riservavano la Spirulina selvatica a nobili e guerrieri, considerandolo un cibo divino. Oggi, l'unica microalga commestibile a crescere selvatica in un ambiente vulcanico pressoché incontaminato è la microalga Klamath.
Studi Microalga Klamath
LAGO KLAMATH
  Il lago Klamath è incastonato nel Parco delle Cascade Mountains, Oregon (USA), montagne vulcaniche che da tempo immemorabile riversano materiali vulcanici nel lago Klamath il cui fondo, arricchito da una enorme quantità di minerali vulcanici biodisponibili, arriva anche fino a 10 m. di altezza. 300 giorni di sole l'anno garantiscono alle alghe grandi opportunità di fotosintesi; mentre inverni freddi le spingono a produrre importantissimi acidi grassi del tipo Omega-3.
Il lago Klamath è talmente incontaminato da essere in grado di ospitare la più elevata concentrazione di aquile calve del continente nordamericano (assieme all'Alaska); e le aquile calve, che sopravvivono solo in ambienti incontaminati, sono dei fondamentali markers ecologici.
RACCOLTA ED ESSICCAZIONE
La Klamath RW®max, raccolta con la massima cura e sottoposta a numerosi controlli di qualità, è essiccata con metodi esclusivi che ne preservano i nutrienti in misura fino a 10 volte superiore rispetto ad altri sistemi (liofilizzazione, freeze-drying ecc.).
   
La ricerca nutriceutica ha riaffermato la centralità del
PRINCIPIO DI SINERGIA NUTRIZIONALE:

"PIÙ AMPIO È LO SPETTRO DEI NUTRIENTI ASSUNTI, MAGGIORE NE È L'ASSIMILAZIONE E L'EFFICACIA, E ALLO STESSO TEMPO MINORI SONO
LE QUANTITÀ NECESSARIE DI CIASCUN SPECIFICO NUTRIENTE".

La Klamath rappresenta il miglior esempio di tale principio perché contiene, in forma altamente assimilabile, oltre 90 nutrienti fondamentali di cui almeno 12 LARN-rilevanti.

Sommario dei contenuti nutrizionali

LE ALGHE KLAMATH NON SONO TOSSICHE!

LA KLAMATH È ASSOLUTAMENTE SICURA

Se le notizie diffuse da Albanesi fossero false e tendenziose?

Esagerare il rischio microcistine aiuta la salute? NO, però sostiene
l’economia, creando un rilevante giro di affari globale!

In seguito ad un recente articolo di ricercatori ISS sul fatto che alcuni prodotti a base di Klamath sembrano avere livelli di microcistine superiori allo standard di 1 mcg/g, è partita una nuova campagna contro la microalga Klamath da parte di siti come albanesi.it o my-personal-trainer.com, che trasformano un articolo tecnico e neutrale riservato agli specialisti, in una divulgazione di massa il cui scopo è confondere il lettore ordinario, insinuando maliziosamente il dubbio che la Klamath sia "tossica”, quando è stato ormai scientificamente stabilito che la Klamath non è e non può essere tossica!

La Klamath può solo subire la contaminazione delle microcistine, così come tutti gli altri alimenti, uova, frutta e verdura, formaggi, pasta, riso e cereali, sono passibili di contaminazione da aflatossine, pesticidi, botulino, radiazioni ecc. Eppure, mentre Albanesi si pone come domanda retorica “Ma la Klamath è tossica?”, nessuno, neppure il rigorosissimo Albanesi, si sognerebbe di titolare un post o un articolo “Ma la pasta è tossica?”! Due pesi e due misure?

Probabilmente alla base degli Albanesi di turno c’è la consapevolezza di poter avere esposizione mediatica con una piccola microalga senza coperture di grandi aziende e di Big Pharma, laddove attaccare allo stesso modo la pasta porterebbe direttamente l’Albanesi in tribunale e alla rovina. E noi che pensavamo che Albanesi fosse un cavaliere senza macchia e senza paura! Invece, scopriamo ora che soprattutto potrebbe apparire come un cavaliere difensore dell’establishment (che coraggio!) che usa la scienza come gli fa più comodo; e così sicuro di sé (beh, avere l’establishment dietro le spalle dà un certo senso di sicurezza!) da non consentire neppure di discutere le sue idee sul suo sito/forum, riservando tale privilegio solo a chi concorda con lui!

Proviamo dunque a reintrodurre un minimo di senso delle proporzioni, e un rapporto con la realtà sperimentale che, in teoria, dovrebbe essere alla base del metodo scientifico. L’articolo del dr. Scoglio, di cui trovate il link in fondo, dimostra ampiamente che:

a) la diffusione delle microcistine è talmente comune che uno studio recente ha trovato che Clorella e Spirulina hanno un contenuto di microcistine maggiore della Klamath, eppure nessuno sembra avere problemi con tali microalghe;

b) ad una analisi attenta del suddetto studio dell’ISS si vede che, introducendo in maniera corretta la distinzione tra uso occasionale e uso regolare (esposizione cronica), in realtà tutti i prodotti analizzati dai ricercatori ISS sono entro i limiti (esageratamente ridotti) suggeriti dall’OMS;

c) soprattutto, lo standard di 1 mcg/lt suggerito dalla OMS per l’acqua, è frutto non di scienza sperimentale, ma di interpretazioni forzate che esagerano di gran lunga la reale pericolosità delle microcistine. Perché? Perché creare un elevato allarme sociale ha consentito di creare e mantenere un ampio business mondiale sia di trattamento delle acque, sia di diffusione dei costosi kit di analisi delle microcistine, con un enorme giro d’affari di cui beneficiano, direttamente o attraverso le aziende ad essi collegate, quegli stessi tossicologi (pur con lodevoli eccezioni, purtroppo minoritarie) che hanno forzato la mano per giungere allo standard di 1 mcg/lt.

La cattiva scienza ha continuato ad operare quando si è dovuto trasferire il criterio di 1 mcg/lt di acqua alle microalghe, trasformandolo automaticamente in 1 mcg/g, senza assolutamente tenere conto dei dati sperimentali che dimostrano come, essendo le microcistine delle tossine che operano per via ossidativa, alimenti come le microalghe, ricchissime di antiossidanti che disattivano le microcistine, il rischio da microcistine in quanto contenute nelle microalghe è di gran lunga inferiore! Si sarebbe dovuto dunque stabilire uno apposito standard per le microalghe, che specifici studi dimostrano potrebbe essere tranquillamente portato a al livello di 10 mcg/g.

Perché presunti devoti della scienza come Albanesi non prendono in considerazione tali dati scientifici? Perché non considerano gli studi nei quali livelli elevati di microcistine, ma in quanto contenute nelle alghe, non causano danni? Perché non chiedono all’ISS di effettuare studi sperimentali sulla presunta tossicità della Klamath, ad esempio somministrando una Klamath con 5 mcg/g di microcistine alle cavie (noi del CRN ci offriamo tranquillamente come cavie umane!)? Perché non considerano che tale studio è già stato effettuato dall’ISS per il Tribunale di Urbino nel 1999, da cui è risultata la totale sicurezza della Klamath? Misteri dei devoti non del metodo ma dell’establishment scientifico...

Il modo generico e tendenzioso di attaccare la Klamath di Albanesi & Co., oltre ad essere sbagliato in sé, crea notevoli danni anche a quelle aziende, come Nutratec, che testano ogni lotto di microalghe Klamath prima di metterlo in commercio, garantendo regolarmente livelli di microcistine inferiori a 1 mcg/g, e che dunque non meritano di essere vittime di notizie infondate e allarmistiche.

Per comprendere appieno la questione leggi l'articolo completo:

Il Business delle Microcistine e l'Alga Klamath

Chi è Albanesi?

Roberto Albanesi è il fondatore e gestore del sito Albanesi.it, ed è da questo sito che ha lanciato la sua campagna contro la Klamath. Quando afferma che le Klamath potrebbero essere tossiche, o che non ci sono evidenze scientifiche di alcun tipo a suo favore, Albanesi tenta di apparire credibile soprattutto appellandosi costantemente alla scienza e al metodo scientifico. Nonostante il sito sembri più che altro il bollettino di una setta di cui lui è l’indiscutibile Guru (e infatti è uno degli ultimi siti in cui non è possibile fare commenti o critiche alla voce del supremo Maestro), in mezzo a svariate stramberie che spaziano dalla fondazione di una nuova religione laica a nuovi metodi di orticoltura, ci sono continui appelli alla scientificità. Ma l’Albanesi applica davvero la scientificità, o se ne riempie solo la bocca?
Parlando della Klamath, la presenta come una sorta di truffa messa in atto da ciarlatani. Per poter fare ciò, invece di relazionarsi con ricercatori seri (come noi del CRN, che da oltre 10 anni effettuiamo studi scientifici su Klamath e sui suoi estratti Klamin® e AfaMax®) Albanesi sceglie come suo referente il sito Internet di un vero ciarlatano che sulla Klamath ne spara di tutti i colori. Chissà, forse Albanesi si trova più a suo agio coi ciarlatani...
Sostiene poi che, verificando su PubMed, ha trovato solo 4 articoli scientifici sulla Klamath. Il problema è che per trovare bisogna saper cercare, e per trovare su PubMed bisogna essere abituati a fare ricerca scientifica. Un vero ricercatore saprebbe che il nome usato nella ricerca scientifica non è quello comune (in questo caso “Klamath algae”, chiave di ricerca usata da Albanesi) ma quello botanico, in questo caso Aphanizomenon flos aquae, nome reperibile su qualsiasi sito anche divulgativo. Se su PubMed digitate tale nome troverete non 4 ma 12 studi, inclusi alcuni degli studi sugli estratti di Klamath.
Se poi avesse approfondito l’argomento, magari ampliando la ricerca sulla base dei nomi degli estratti indicati negli studi su PubMed, avrebbe trovato altri studi, arrivando alla quota di 16. Approfondendo ulteriormente, avrebbe trovato molti studi su una molecola specifica, la C-ficocianina, che è comune a tutte le microalghe cianobatteriche, e dunque anche alla Klamath. Includendo anche tali studi, avrebbe tranquillamente superato le 30 referenze.
Infine, se ci avesse contattato, o avesse deciso di esplorare siti seri invece che ciarlatani, avrebbe scoperto che ci sono altri 5 studi sugli estratti di Klamath pubblicati su riviste scientifiche non ancora indicizzate su PubMed; e altri studi in attesa di pubblicazione; arrivando così abbondantemente oltre le 40 referenze (e si tratta di studi sempre con significativi risultati terapeutici).
Allora viene da chiedersi: ma come lo applica Albanesi il metodo scientifico? E’ veramente in grado di fare ricerca? Albanesi è un ingegnere informatico, senza nessuna base o esperienza nell’ambito delle ricerca medico-scientifica; e infatti se digitate “Roberto Albanesi” su PubMed, trovate le seguenti referenze: ZERO! In compenso, nel suo sito egli si occupa, esprimendo sempre pareri definitivi e indiscutibili, praticamente di tutto: sport, calcio e fitness; politica (al punto da lavorare alla nascita di un nuovo movimento Albanesiano); economia; cani; stufe; alimentazione, dietologia e medicina; fondazione di un nuova religiosità; psicologia; teoria e pratica della felicità; finanza e teoria del risparmio; orticultura; scacchi; diritto; ambiente; e potremmo continuare ancora. Insomma, un vero Tuttologo! Ed è noto che, proprio secondo il metodo scientifico, che richiede specializzazione e approfondimento, chi pretende di sapere tutto di solito sa poco e male di tutto. Dunque, non chiediamo troppo ad Albanesi: a voler scrivere di tutto, non si hanno né il tempo né le competenze specifiche per approfondire. Ma d’altra parte, non aspettiamoci che possa essere Albanesi a dirci come stanno effettivamente le cose.

Leggi anche:
www.my-personaltrainer.it
improvvisati divulgatori a cui non piacciono le Klamath...